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Daniel Franchi

Sono nato, cresciuto e in un certo senso formato dentro un hotel che nel 2026 ha compiuto 70 anni, ha visto passare tre generazioni e un numero incalcolabile di ospiti. Non è stato per me uno sfondo della vita, ma l'ambiente in cui ho imparato quasi tutto: a stare con adulti sconosciuti prima ancora che con i coetanei, a riconoscere la sabbia tra i piedi come parte della divisa quotidiana, a capire che l'ospitalità non si insegna sui libri ma si respira a colazione, a pranzo e a cena, tutti i giorni, per interminabili stagioni.

Sono cresciuto con l'ambivalenza tipica di chi nasce in un hotel di famiglia: l'estate degli altri era vacanza, la mia lo era solo in parte. Ma è proprio in quelle stagioni, dietro un bancone, tra una commissione e l'altra, che ho iniziato a capire cosa significasse davvero prendersi cura di qualcuno che non conosci, per quel tempo prezioso che decide di affidarti.

Un istituto alberghiero scelto quasi per caso, gli studi universitari a Roma tra scienze politiche e diritto, e poi un trasferimento che non avevo pianificato: L'Aquila, pochi anni dopo il terremoto del 2009. Una città che non aveva più nulla del turismo tradizionale, ma che aveva ancora, paradossalmente più di prima, bisogno di ospitalità. È lì che ho scoperto un modo diverso di intendere il nostro mestiere, lontano dalle spiagge in cui ero cresciuto ma non meno umano.

Oggi dirigo più strutture, collaboro con più università ed enti di formazione: da sette anni a Roma Tre, da due a Tor Vergata, solo per citarne due. Ogni lezione mi ricorda che chi ho davanti mi sta affidando qualcosa di serio: un pezzo del proprio futuro nel turismo. Non lo vivo come un ruolo accademico distante dalla pratica, ma come la stessa cura che ho imparato da bambino, applicata a un'aula invece che a una reception.

La mia formazione da politologo si riflette nel modo di leggere i fenomeni sociali, economici e tecnologici legati al turismo, con un'attenzione costante allo sviluppo sostenibile. Sono le lenti con le quali interpreto il mondo in cerca di una via sana per il futuro del nostro settore.

Resto convinto che il Turismo venga troppo spesso liquidato con leggerezza al ruolo di industria del divertimento, quasi non meritasse una riflessione seria. Io penso il contrario: dietro ogni soggiorno, ogni esperienza, c'è qualcosa che riguarda il benessere delle persone, e non c'è niente di più serio di questo.

Ovunque lavoro o insegno porto con me un modo di pensare che sintetizzo in una breve frase "Here to inspire not only to host"

Daniel è esperto del panel del HospITALY: Dentro l’ospitalità italiana panel.

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