Più turisti, non meno: il vero tema è la gestione dei flussi

Comincio dalla parola. “Overtourism” fa pensare che il problema siano i turisti, e che quindi la soluzione sia averne meno. Secondo me è sbagliato. Il problema è come gestiamo i flussi turistici. Ed è una differenza che conta, perché da come chiamiamo un problema dipendono le soluzioni che scegliamo.

Per questo non credo che l’Italia debba scegliere tra più turisti e più valore. La risposta è chiara: più turisti. Più turisti che lasciano valore sul territorio. Il turismo è una delle poche industrie italiane che non si possono delocalizzare. Crea lavoro in ogni territorio, dai centri storici all’Appennino. Rinunciare ai volumi vorrebbe dire rinunciare a crescere.

Per avere più turisti senza rendere le città invivibili servono tre cose.

La prima è distribuire. La saturazione riguarda pochi quartieri, poche settimane, poche attrazioni. A pochi chilometri dai centri pieni ci sono territori che di turisti ne vorrebbero molti di più. Bisogna spostare i flussi nel tempo, con la destagionalizzazione e gli eventi fuori stagione. E nello spazio, con prodotti e collegamenti verso le aree meno battute.

La seconda è dare un prezzo alla saturazione. Una città sovraffollata, nei giorni in cui è sovraffollata, deve costare di più. Gli hotel lo fanno già: con il revenue management il prezzo segue la domanda. Le destinazioni dovrebbero fare lo stesso, con un contributo che sale dove e quando c’è congestione, e scende dove i turisti servono. Questi soldi però devono tornare a chi gestisce i flussi. A Bologna, per esempio, la parte dell’imposta di soggiorno destinata alla promo-commercializzazione è ferma a circa 1,5 milioni di euro da quando l’imposta esiste, mentre il gettito complessivo è quasi triplicato. Un prezzo più alto ha senso solo se è trasparente e vincolato: per i servizi, per la mobilità, per i residenti e per portare i visitatori dove ce n’è bisogno.

La terza è trattenere il valore. Una parte crescente di quello che spende il viaggiatore viene intercettata ancora prima che arrivi, da compagnie aeree, piattaforme e intermediari internazionali. Gestisco anche strutture extralberghiere nel centro di Bologna, e sugli affitti brevi la questione per me sono le regole: le stesse per chiunque faccia ospitalità, controlli veri, limiti mirati nelle zone davvero sature. Cancellare le licenze in blocco come a Barcellona vuol dire ridurre l’offerta, non gestirla.

Un prezzo più alto dove c’è troppa gente non significa un turismo per pochi. Significa scegliere tra il centro ad agosto e il resto del territorio tutto l’anno. Il turismo deve prendersi cura del luogo in cui lavora: non per etica, ma perché è l’unico modo per continuare a crescere.

Visualizza punto di vista correlato

Commenti

Caricamento commenti...